Newsletter

Autori

Informazioni

Prodotti visti

La vendetta è un gusto Visualizza ingrandito

La vendetta è un gusto

ISBN 978-88-6690-114-3

Nuovo prodotto

Autore: Giancarlo Ibba

Formato: libro cartaceo - 144 pagine

Note sull'autore

Maggiori dettagli

12,00 €

Dettagli

RECENSIONE

Siamo a metà degli anni Novanta. In una Cagliari invernale e cupa, flagellata dalla pioggia, un professore universitario viene ritrovato sezionato in settantasei pezzi, nel suo appartamento, ma questo è solo il primo di una serie di misteriosi, efferati delitti.

Perché tutto ciò? Chi mai può essere capace di tanta violenza? E, soprattutto, con quali motivazioni? I protagonisti della storia sono studenti universitari come tanti, come il protagonista, Lorenzo, i suoi compagni di appartamento, la sua ragazza July, che convive con l’amica Betta, e Stella, grande amica e compagna di Lorenzo alla Facoltà di Scienze Naturali. Ragazzi assolutamente normali, che preparano esami, amoreggiano, condividono le spese di appartamenti in costante disordine, vanno al pub, in birreria, magari scolano qualche cocktail di troppo, ma le trasgressioni sembrano finire lì, e ordinaria e banale è pure la Facoltà che frequentano, affollata di animali impagliati e scaffali con barattoli pieni di liquido in cui si conservano repellenti cadaverini traslucidi e mollicci, sale buie e un po’ tetre, un grande Acquario debolmente illuminato in cui nuotano pigramente cernie e murene. Ovviamente non mancano, come da copione, i professori stronzi che godono nel mettere in difficoltà gli studenti con domande a trabocchetto. Ma anche in una così tranquilla quotidianità, follia e bisogno di vendetta sono pulsioni sempre in agguato nel più profondo della mente umana e pronte a esplodere, basta il giusto innesco...

INCIPIT

Mi chiamo Lorenzo Carta. Due giorni fa, al risveglio, non avrei mai potuto immaginare che, solo un paio di ore più tardi, la mia vita sarebbe degenerata. Naturalmente, come quasi sempre succede nell’esistenza umana, le cose avevano già preso una brutta piega da molte settimane. Quello era soltanto il giorno in cui gli Scheletri del Passato, invece di limitarsi a bussare all’uscio, come Il Corvo di Edgar Allan Poe, uscirono dalle tenebre degli armadi per prendersi la loro vendetta.

All’improvviso tutto crollò.

Ecco come sono andate le cose.

Aprii un occhio cisposo. A fatica scrutai nella penombra screziata della stanza. L’alba. Sbiadita luce perlacea fra le stecche scure e marce della vecchia persiana. Non sembrava tardi. Le sei e un quarto, forse. O qualcosina in più. Mai stato bravo a calcolare l’ora esatta con il sole.

Sbadigliai, fino quasi a slogarmi la mandibola. Lentamente, facendo molta attenzione a come mi muovevo, sollevai il braccio sinistro e portai il quadrante fosforescente del mio Sector a pochi centimetri dall’occhio sbarrato. Cercai di focalizzare le lancette verdastre dell’orologio: regalo dei nonni paterni per il mio ventiquattresimo e ultimo compleanno.

Sei e quaranta.

“Merda fossile...” mormorai, spalancando anche l’altro occhio.

Non era possibile: ritardo bestiale!

Mi coprii la faccia con le mani e imprecai sottovoce.

La sera prima, pieno di buone intenzioni e libero da cattive tentazioni, avevo deciso di svegliarmi un po’ prima del solito, diciamo verso le cinque e mezzo, per finire di ripassare gli ultimi tre capitoli del programma di Anatomia Comparata. In teoria, avrei dovuto ripassarli assolutamente quella nottata, ma poi... gli eventi avevano preso una direzione diversa. A volte capita. Non c’è niente di male. Tranne, forse, quando la mattina dopo si deve sostenere un esame di Comparata.

“Mmmh...” gemette una voce femminile al mio fianco. “Che hai?”

Una ciocca di capelli ricci e biondi spuntava dal bozzolo di lenzuola, coperte e piumone. Nella stanza non c’era neanche un termosifone.

“Sei sveglia?” chiesi, con le labbra come piene di novocaina.

“Mmmh…” rispose la voce, senza sforzarsi troppo.

“Scusa. È tardissimo. Devo andare.”

“Mmmh...”

Dal bozzolo emerse il volto assonnato della mia ragazza.

Giulietta Mannai, conosciuta da tutti come July.

“Eh?” disse, sbattendo le palpebre per scacciare via il sonno residuo.

Ignorando il freddo, mi misi a sedere sul mio lato del letto singolo e mi abbracciai le ginocchia ancora infilate al calduccio, sconsolato, con i capelli scomposti sulla fronte. Scossi la testa. Il cervello ancora spento.

“Non sono riuscito ad alzarmi in tempo…” dichiarai, amareggiato. “Dovevo ripassare degli appunti prima dell’esame. Bah! Pazienza.”

July mi posò un bacio veloce sulla guancia ruvida di barba.

“È colpa mia. Non dovevo chiederti di dormire qui da me, stanotte.”

“Tranquilla…” la rassicurai, voltandomi verso di lei. Per poco non cascai dal letto. “Non ti preoccupare. Tanto ho ripetuto abbastanza ieri mattina con Stella. La mia collega. Era solo per scrupolo, capisci?”

“Non ti senti ancora pronto?” s’informò lei, preoccupata. “Vuoi saltare l’appello di questo mese? Quando inizia la prossima sessione?”

“A maggio.” Mi grattai la testa arruffata e imbronciai le labbra, contrariato da quella raffica di domande. A July piaceva molto chiedere e poco rispondere. “No, voglio darlo adesso. È solo che... lo sai, quello Sforza è un crumiro pignolo! L’ultima sessione ne ha sbattuto fuori nove su dieci! È uno che gode a metterti in difficoltà... Un vero stronzo.”

July sorrise. “Sbaglio o questo era uno sfogo?”

Sbuffai, irritato. “Ah, no! Dai, July, non cominciare con ‘sta storia!”

“Perché ti scaldi tanto? Tu sei represso. Quante volte l’ho detto?”

July, quando ci si metteva, sapeva essere spietata.

“Milioni.”

“Eppure continui a fare il duro, tenendoti le cose dentro, come una pentola a pressione piena d’ansia fino all’orlo. Alla fine esploderai.”

“Stammi lontana, allora. Sono pericoloso.”

Sospirando, July mi prese la testa fra le mani e prese mordicchiarmi il lobo dell’orecchio sinistro. Mi faceva impazzire quando faceva così.

“Anche io lo sono...” sussurrò, con il fiato corto. “Non sai quanto.”

Non lo sapevo, infatti. Non ancora.

Comunque sia, dimenticai l’esame per i seguenti quindici minuti.

Più tardi, verso le sette e un quarto, consumammo una rapida colazione nella piccola cucina del minuscolo appartamento, due singole, bagno e cucina, che July condivideva con la sua amica del cuore. Mentre mangiavamo biscotti alla crema e caffè, seguimmo in silenzio alcuni videoclip sulla TV quattordici pollici di July, perennemente sintonizzata su MTV. In quel momento c’era un video molto bello di Jon Bon Jovi.

“Beh... devo scappare!” annunciai, posando la tazza sul tavolo.

“Chiamami, ok?” July non staccò gli occhi dallo schermo. “Ciao.”

“Ciao.”

Il nostro rapporto non era mai stato convenzionale.

Quando lasciai la mia sedia e indossai il mio solito cappotto blu, sulla soglia dell’angusta cucina apparve una figura barcollante, sbadigliante e scarmigliata. L’amica del cuore. Una cretina totale. Non la sopportavo.

Bonjour...” salutò, accasciandosi sulla sedia libera. “Caffè?”

Elisabetta Raju non salutava mai in italiano: era plebeo.

“Betta!” July sorrise, alzando lo sguardo. Stravedeva per la sua sexy coinquilina. Erano compaesane e si conoscevano fin dai tempi delle scuole medie. Un’amicizia nata sui banchi e cresciuta nei locali notturni. “No, il caffè è finito... Prendi il mio, July. Tanto io non ne voglio più.”

Betta sedette sulla sedia che avevo lasciato libera, senza degnarmi di un’occhiata, allungò una mano e afferrò la tazzina semivuota. La scolò. Poi sospirò, incrociò le braccia sopra il tavolo e vi posò la faccia gonfia.

“Nottataccia?” domandai, tanto per dire qualcosa, mentre verificavo di aver preso le chiavi dell’appartamento e infilavo il libretto degli esami nella tasca del giaccone. “Deve aver piovuto quasi fino all’alba.”

Nel frattempo, July piluccava le briciole di biscotto rimaste sul piatto e scrutava con espressione ermetica la massa di capelli rossi di Betta.

Quest’ultima, senza sollevare la testa, rispose: “Sono a pezzi, gente. Ho ballato fino all’alba su quel cubo del cazzo. Un deficiente ubriaco mi ha pure toccata. Una serata schifosa: musica hip-hop e pioggia di merda! Tutto per cinquantamila misere lire. Mi sono stufata di questa vita.”

Era quello che diceva ogni mattina e dimenticava tutte le sere.

Sogghignai. “Toccata dove, Betta?”

July mi scoccò un’occhiata al cianuro.

Feci finta di non vederla e sprofondai le mani nelle tasche dei jeans.

Betta comunque non mi degnò di una risposta. Era come se non fossi presente. Tra noi due non c’era un grandefeeling. Ci sopportavamo, più che altro, per il bene di July e in nome del quieto vivere. Amen.

“Bene!” esclamai, con un finto entusiasmo da avanspettacolo che non mi apparteneva, avvicinandomi alla mia ragazza. “Io vado. Ci vediamo.”

“In culo alla balena!” disse July, sorridendomi.

“Crepi il lupo!” replicai, toccandomi le palle attraverso la tasca.

La baciai sulla guancia, salutai Betta (che non rispose) e uscii.

Erano le otto meno venti.

Recensioni degli utenti (solo registrati)

Valutazione 
04/11/2017

La vendetta è un gusto da assaporare ad occhi spalancati e senza

Questo romanzo d’esordio di Giancarlo Ibba è il primo della trilogia “di Solus” come amo identificarla personalmente. Solus è il luogo letterario nel quale vengono ambientati gli altri due successivi romanzi (“L'alba del sacrificio” e “C’era una volta in Sardegna”). In questo primo romanzo Solus appare soltanto come paese d’origine di Lorenzo, il protagonista, studente universitario alla Facoltà di scienze naturali di Cagliari, e di lui addirittura vi si fa cenno nel successivo romanzo “ C’era una volta in Sardegna”. In quali termini forse potrete capirlo alla fine della lettura proprio di “La vendetta è un gusto”.
Ibba sa transitare al meglio dalla banale quotidianità di uno studente universitario con le tipiche pulsioni e interazioni di ogni studente universitario tra compagni di alloggio, la sua ragazza July, la coinquilina di lei, Betta, e l’amica speciale di Lorenzo, Stella e gli esami ostici da riuscire a passare fino al mistero e all’orrore dell’assassinio di un professore universitario trovato smembrato in settantasei pezzetti sparsi nella sua casa. Il primo di una serie di efferati omicidi che sembrano coinvolgere la sfera privata di Lorenzo stesso e lui stesso in una serie di coincidenze non casuali.
Lo stile narrativo dell’autore è piacevole e dotato di quell’ironia che sa far sorridere e riflettere ma nel contempo sa catapultare il lettore, in ottimi cambi di registro e di ritmo, nell’orrore e nell’incubo obbligandolo a girare pagina su pagina per trovare una qualche soluzione o una via di fuga dall’angoscia ben trasmessa dalla talentuosa penna di Ibba.
Questo romanzo non è però un giallo nel classico senso del termine perché più che ricondursi infine all’autore di questi omicidi si premunisce di farci immergere nel Male assoluto esplorando oscuri confini mentali.
Il finale è una batteria scoppiettante di fuochi d’artificio col botto più grande lasciato proprio alle ultimissime pagine del libro. Così grande che rimbomberà ancora la mente di ogni lettore a parole ormai chiuse.
Giancarlo Ibba è sicuramente un autore che si sta ritagliando uno spazio importante tra gli amanti di questo genere ma non solo, tra tutti coloro che amano un buon libro e delle buone storie narrate con stile accattivante. Un autore che merita di avere sempre più lettori fedeli perché ogni suo libro è una certezza di ottima lettura.
Nell’ipotetico Fans club io mi sono già iscritto molte sue parole fa e ribadisco questa appartenenza di fedeltà ad ogni storia che Ibba sa regalarci.

Oliviero Angelo Fuina

Scrivi una recensione

La vendetta è un gusto

La vendetta è un gusto

Autore: Giancarlo Ibba

Formato: libro cartaceo - 144 pagine

Note sull'autore