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Paralleli

ISBN 978-88-6690-102-0

Nuovo prodotto

Autore: Massimo Licari

Formato: Epub, Kindle

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DESCRIZIONE

“Non ricordo di aver mai fatto prima di allora sogni in terza persona. Solitamente, quando riuscivo a ricordare qualcosa, era tutto in prima persona. Non saprei dire se è normale o no, ma fino a quel momento era stato così. Sogni piacevoli, strani, eccitanti, orribili. Ma tutto sempre vissuto da me, dentro il mio corpo, dal mio punto di vista.

Quella notte, invece, sognai di me, ma in terza persona.

Potevo vedermi, come se fossi stato lo spettatore di un film. Quello che c’era su quello schermo virtuale ero io: il mio viso, la mia voce, il mio corpo. Soprattutto, i pensieri.”

I sogni sono uno dei modi con cui il nostro subconscio ci invia messaggi, perché il sonno riesce a spegnere la mente consentendoci di aprire un varco nella profondità di noi stessi.

Ma i sogni possono diventare un ponte verso qualcosa di diverso, che non immaginiamo nemmeno.

Premonizioni, profezie, realtà parallele.

Il protagonista di questo racconto si troverà di fronte ad altri se stesso e non sempre saranno incontri piacevoli. Facce nascoste della sua personalità o persone reali con una vita propria?

INCIPIT

1 - L’inizio

Ho messo ordine negli appunti che ho preso in queste settimane più per me che per altro. Avevo bisogno di far chiarezza e ricostruire questa storia che ha dell’incredibile. Alla fine ne è venuto fuori un racconto che magari un giorno trasformerò in libro.

Stefano l’ha letto e ha aggiunto diversi particolari che non ricordavo più, correggendo anche la forma, che ora è più scorrevole. Il nostro rapporto si è approfondito molto, e non poteva andare diversamente, visto quello che abbiamo passato insieme.

L’ho conosciuto un giorno di dicembre, quattro mesi fa. Paolo, mio amico d’infanzia, mi aveva parlato di una nuova libreria dalle parti di Siziano, un paese a sud di Milano, che vendeva libri e articoli esoterici. La Nuova Era.

Lui è un appassionato di astrologia, ufologia e di tutto ciò che va oltre la scienza ufficiale e, nel corso degli anni, ha contagiato anche me.

Il mistero, la spiritualità e l’esoterismo mi affascinano molto, anche se mi sono sempre tenuto alla larga da cose che non posso padroneggiare. Già, perché mi piace avere il controllo della mia vita. Dirlo adesso sembra ridicolo, visto quello che poi è successo.

Ma andiamo con ordine, cominciando dal principio.

Un sabato d’inizio dicembre decisi di andare alla libreria Nuova Era. Telefonai la mattina a Paolo per chiedergli se voleva venire con me. Mi disse che non sapeva se era libero. Stava aspettando la telefonata di una sua amica con la quale avrebbe trascorso qualche ora.

Era single, anche se in quel periodo frequentava molte ragazze. Dopo una relazione durata diversi anni e finita improvvisamente, era alla ricerca del “vero amore”, che avrebbe cambiato la sua vita. Rimanemmo d’accordo che ci saremmo risentiti dopo pranzo.

Verso le due dissi a Serena, mia moglie, che sarei andato a fare un giro in una nuova libreria esoterica.

“Vai pure” mi disse. “Sai che quelle cose non mi interessano.”

“Che cosa pensi di fare?” chiesi.

“Magari telefono a Daniela ed esco con lei a farmi un giro a Milano.”

Finii di prepararmi, la salutai e uscii da casa.

Salii in macchina e presi il cellulare per chiamare Paolo. Mi sarebbe piaciuto passare il resto della giornata con lui. Era l’unico amico intimo che avevo. Sapeva cose che non avevo mai raccontato nemmeno a Serena. E poi andare in libreria con lui era sempre piacevole. Guardavamo insieme i libri negli scaffali e li commentavamo. Ne sapeva sempre più di me, e difficilmente non aveva qualcosa da dire su un libro o un autore. Leggeva di tutto e mi raccontava un sacco di aneddoti che ascoltavo volentieri.

Selezionai il numero tra le ultime chiamate e aspettai che rispondesse.

“Ciao Marco” mi salutò. “Non posso venire con te oggi. Mi ha appena chiamato Elisabetta e sarà da me tra un’ora. Facciamo un’altra volta.”

“Elisabetta” dissi pensieroso. “Una nuova fiamma?”

“La conosco da poco. Non ne ho parlato prima per scaramanzia, ma penso sia quella giusta.”

“Beh, te lo auguro con tutto il cuore. Ho perso il conto di tutte le ragazze con le quali sei uscito.”

“Spiritoso. Non sono mica un playboy!”

“Probabilmente no, ma ne hai conosciute più tu da quando Antonella ti ha lasciato che io in tutta la mia vita.”

“Sì, ma questa volta è diverso. Credo che con Elisabetta funzionerà.”

“Vedremo. Allora in libreria ci vado da solo. Mi spiace.”

“Anche a me. Poi mi racconterai le tue impressioni.”

“D’accordo. Ci sentiamo, magari domani.”

“Ok. Ciao.”

Così avviai la macchina e uscii dal parcheggio.

Da dove abitavo, in provincia di Milano, avevo tre quarti d’ora di strada da fare. Avrei preso la Milano - Genova fino alla tangenziale e sarei uscito sulla statale Val Tidone. Da lì mi rimanevano una decina di chilometri.

Non mi è mai pesato guidare, anche in macchina da solo. Ho messo il cd di Buddha Bar, e mi sono avviato.

Non avevo un obiettivo preciso o un libro da comprare. Volevo curiosare un po’, vedere che libri c’erano, se c’erano oggetti particolari e scoprire se il proprietario era un tipo simpatico.

Percorsi la strada con calma, per gustarmi il viaggio, guardandomi intorno e beandomi con la mia musica.

Non ricordo a cosa pensai lungo la strada. Ho tentato di rivivere molte volte quel pomeriggio in queste settimane, perché tutto è cominciato allora, ma non sono riuscito a ricordare nulla di particolare. Probabilmente lasciai vagare la mente senza una meta precisa.

Arrivai a Siziano verso le tre.

Paolo mi aveva detto che il negozio era abbastanza grande, con decine di scaffali pieni di libri. Non aveva esagerato.

Quando entrai, mi guardai intorno soddisfatto. Calcolai che, solo per vedere le copertine, avrei trascorso lì le successive due ore. Ma avevo il pomeriggio tutto per me. Fantastico.

Stefano era il proprietario della Nuova Era. Un ragazzone dalla faccia simpatica, occhi azzurri e sguardo pulito. Un filo di barba incorniciava il suo viso rotondo, e i capelli, raccolti in una coda, arrivavano fino alle spalle. Indossava dei pantaloni indiani, con il cavallo molto basso, fino quasi al ginocchio, e molto larghi. Non era grasso, solo un po’ abbondante. Pensai, con una certa civetteria, che probabilmente si vestiva così per nascondere le sue forme. Anche la maglia era molto larga, in tema con i pantaloni.

L’insieme era gradevole e il suo sorriso accattivante.

Aveva modi gentili e molto femminili. Pensai subito che fosse omosessuale, ma la cosa non mi creava nessun problema.

Dopo avermi salutato, tornò alle sue cose, risparmiandomi la domanda di rito dei negozianti: “Posso esserle d’aiuto?”

Lo ringraziai silenziosamente, e cominciai a curiosare tra i libri.

Era una situazione perfetta. Musica soffusa, profumo d’incenso e nessuno che ti metteva fretta per comprare qualcosa a tutti i costi.

Passai dall’astrologia alla medianità e poi puntai sulla religione e sulle pratiche spiritiche.

Libri di Sai Baba, del Dalai Lama, di Osho. Libri sulle apparizioni mariane, sugli ufo, sui cristalli e i colori.

Decisi che ci sarei tornato regolarmente e l’avrei consigliata a qualche amico che, come me, amava il mistero e la spiritualità.

Alle sei, puntai con decisione sull’oggettistica.

Anche in questo caso c’era solo da sbizzarrirsi.

Candele, incensi, qualche sfera di cristallo, tanti minerali e qualche statuetta.

Fu lì che, improvvisamente, la vidi.

Era una medaglietta rotonda, color oro, con una collana a maglie strette, anche lei dorata.

Unico esemplare.

Mi viene da pensare oggi che fosse stata lei a chiamarmi, ma non saprei spiegare questa sensazione, perlomeno, non razionalmente.

Il mondo spirituale, e con questa definizione mi riferisco a qualsiasi cosa non appartenga alla sfera del materiale, è inconsistente, sottile, spesso non comprensibile.

Tutti parlano di energie, di attrazioni a livello eterico. La verità è che sono tutte definizioni sostanzialmente vuote. Non si possono spiegare o insegnare. Provate a chiedere a qualcuno che dice di avere questa sensibilità di spiegarvi come funziona, che cosa sente esattamente. Vi racconterà tante belle descrizioni, ma alla fine sarete sempre insoddisfatti: se non le hai sperimentate, non puoi capirle.

Beh, io non sentii nulla. Non ci fu una voce o un soffio sul viso, un bagliore o qualsiasi altra cosa. Però il mio sguardo cadde proprio su quella scatoletta apparentemente insignificante, un po’ defilata rispetto a tutte le altre cose che c’erano su quel bancone.

Presi in mano la medaglietta e la guardai attentamente.

Aveva uno strano disegno inciso, che non avevo mai visto prima. Sembrava un fascio di legni che tagliava in obliquo la medaglietta. Al centro, una corda le teneva insieme.

La voltai e lessi la scritta: “Vitae Parallelae.”

Ancora una volta, non saprei spiegare perché mi avvicinai a Stefano e gli chiesi che cos’era.

“A dirti la verità, non so che cosa rappresenti quel disegno e la scritta dietro” mi disse. “L’ho trovata insieme a tutto quello che mi hanno spedito dall’India il mese scorso.”

“È d’oro?” chiesi.

“Non so rispondere nemmeno a questa domanda. Di solito l’oro è marchiato, mentre sulla medaglietta non c’è niente del genere. D’altra parte viene dall’India, e probabilmente è stata fatta in qualche villaggio sperduto. Potrebbe essere d’oro come potrebbe essere una patacca.”

“Beh, quanto costa?”

“Sarò onesto con te. Non c’era nemmeno nella bolla che accompagnava la merce che mi hanno spedito. Forse è finita insieme al resto per sbaglio o forse era un omaggio, non so. Ne ho trovata una sola. Ti propongo un affare. Se fai un acquisto di almeno quaranta euro, te la puoi prendere. Omaggio.”

“Omaggio?”

“A me non è costata nulla, quindi non vedo perché dovrei fartela pagare. È su quel bancone da quasi un mese e tu sei il primo che l’ha vista. Se fai acquisti per quaranta euro, io ci guadagno e anche tu, prendendoti un omaggio. Così torni.”

“Onestà per onestà: sarei tornato comunque. Mi piace questo negozio. Hai davvero un sacco di cose affascinanti.”

“Grazie.” Allungò la mano e mi disse: “Io sono Stefano.”

“E io sono Marco. Piacere.”

La stretta era insieme vigorosa e delicata. Mi piacque.

“Bene, Marco. Penso che qui non ci sia che l’imbarazzo della scelta, non credo che farai molta fatica a raggiungere i quaranta euro.”

“Credo proprio che tu abbia ragione. Ho già visto diverse cose che m’interessano. Sono sicuro che alla fine mi porterò via la medaglietta.”

Così feci di nuovo un giro e presi tre libri su cui avevo messo gli occhi. Il totale era di quarantacinque euro.

Stefano mise tutto dentro un sacchetto e mi diede la scatolina.

“Ecco il tuo omaggio” mi disse. “Spero di rivederti presto.”

“Contaci” gli dissi mentre gli stringevo ancora la mano. “A presto.”

Uscii, misi il sacchetto sul sedile accanto al mio e presi la scatolina con la medaglietta. La aprii e la osservai meglio.

“Vite parallele” pensai “chissà che cosa significa.”

Un’altra cosa che non saprei spiegare in questo momento è il motivo per cui decisi di indossarla. Non so, sembrò un gesto così naturale, la logica conseguenza di aver preso quel ciondolo.

“Se non è d’oro, probabilmente diventerà nera” pensai. “Per quello che l’ho pagata, non credo sia un problema.”

E così mi avviai verso casa, con i miei libri e la mia medaglietta nuova.

Se avessi saputo quello che mi aspettava, l’avrei comunque indossata?

Sarò sincero, non lo so.

Sono successe molte cose, anche pesanti, ma ho imparato tanto in queste ultime settimane.

Forse dovrò pormi questa domanda quando questa storia sarà finita, anche se in realtà non so se finirà mai.

In ogni caso, ormai è troppo tardi per chiederselo o per tornare indietro.

Arrivai a casa verso le sette e trenta. Serena non era ancora tornata. Misi i libri sul comodino e presi il cellulare per chiamarla. Volevo sentire dov’era e se stava tornando.

Rispose al quinto squillo, quando stavo per mettere giù.

“Ciao. Mi sono appena messa in macchina per tornare a casa. Penso che sarò lì verso le otto.”

“Se vuoi, andiamo a mangiare una pizza” proposi.

“Sì, dai, non ho voglia di rimanere chiusa in casa questa sera.”

“Bene. Quando sei qui vicino, chiamami, così esco e ti raggiungo in macchina.”

Era un periodo un po’ turbolento per lei. La vedevo spesso nervosa e, quando le chiedevo come mai, rispondeva che aveva alcuni problemi al lavoro. Non mi aveva mai spiegato di cosa si trattasse.

Anche la nostra vita sessuale ne aveva risentito. Non se la sentiva.

Spesso si metteva a letto e si girava dalla sua parte, dandomi la schiena, e io non la forzavo.

Passerà, mi dicevo.

Andammo in pizzeria e devo dire che fu una serata piacevole. Parlammo della mia giornata e della sua.

Mi disse di essere stata in giro per negozi in centro a Milano con Daniela e di aver passato qualche ora tranquillamente. Avevano programmato di uscire anche l’indomani, domenica, fin dalla mattina.

Avrebbero pranzato insieme e sarebbero andate al cinema.

Che cosa potevo fare? Costringerla a rimanere a casa? Potevo tentare di farla sentire in colpa dicendole che mi avrebbe fatto passare la domenica da solo?

In vita mia non ho mai costretto nessuno a stare con me. Ho sempre pensato che ciascuno deve essere libero di scegliere con chi stare e quando.

Tutto molto bello, molto saggio.

Quando le cose prendono una brutta piega, però, ti domandi se hai fatto bene a comportarti in quel modo, o se avresti dovuto agire diversamente.

Me lo sarei chiesto innumerevoli volte da lì a poco tempo.

Ma in quel momento ero ancora pieno delle mie teorie, della mia saggezza da quattro soldi.

‘E poi’ ripetei a me stesso ‘lei sta attraversando un periodo difficile.’

Pensai che lasciarla libera di trascorrere qualche ora con la sua amica non potesse farle che bene.

Così le dissi che mi sarei organizzato per il giorno dopo tenendo conto solo di me, magari cominciando a leggere i libri che avevo comprato quel pomeriggio.

Mi ricordai della medaglietta che avevo indossato e gliela feci vedere.

“Carina” mi disse. “Che cosa significa la scritta che c’è dietro?”

“È scritta in latino. In italiano sarebbe vite parallele, ma non so che cosa significhi. Anche Stefano, il proprietario della Nuova Era, non ha saputo darmi spiegazioni.”

“È d’oro?”

“Non credo, ma non lo so. Avrò una risposta se diventa nera rimanendo a contatto con la pelle. Visto che non ho speso un centesimo per averla, non sarà un gran danno.”

Poi il discorso prese una piega diversa, e la medaglietta tornò a riposare sul petto.

Tornammo a casa verso le dieci e mezzo.

Lei decise di farsi una doccia, anche se era già tardi.

Pensai che potesse essere il preludio a un po’ di sano sesso. Ne avevo voglia; direi anche bisogno.

Così mi sistemai un po’, spruzzandomi del profumo e pregustando il piacere di poter accarezzare il suo corpo nudo dopo un’astinenza di diverse settimane.

Mi misi a letto e, in attesa di lei, presi in mano uno dei libri appena acquistati: L’energia delle forme pensiero. Lessi qualcosa ma distrattamente, perché continuavo a immaginare quello che avremmo fatto io e lei tra qualche minuto. Ero eccitato, soprattutto mentalmente.

Dopo venti minuti lei arrivò.

Per smorzare qualsiasi mia velleità fu sufficiente quello che disse: “Finalmente a letto. Sono stanchissima e non vedo l’ora di dormire.”

Probabilmente aveva anche scelto con cura l’abbigliamento da indossare per l’occasione: un enorme pigiamone, nel quale qualsiasi forma del suo corpo si perdeva nella stoffa.

Così tutta la carica erotica che avevo accumulato sarebbe rimasta dov’era.

Non era giusto, ma non volevo costringerla.

“Buona notte” mi disse.

Spense la sua luce e si girò dandomi la schiena.

“Buona notte” risposi mestamente.

Continuai a leggere per un altro quarto d’ora, sforzandomi di soffocare la delusione.

Provai ad accarezzarla, quasi con noncuranza mentre leggevo, sperando che potesse suscitarle qualche sensazione, magari qualche brivido.

Credo che avrei ottenuto lo stesso effetto se avessi accarezzato un cuscino.

Rinunciai del tutto quando il suo respiro divenne pesante. Spensi anche la mia luce e mi rilassai, cercando di svuotare la mente.

Scivolai lentamente nel sonno e sognai.

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Autore: Massimo Licari

Formato: Epub, Kindle

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