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Fino all'ultima bugia Visualizza ingrandito

Fino all'ultima bugia

ISBN 978-88-6690-164-8

Nuovo prodotto

Autore: Mario Nejrotti

Formato: libro cartaceo - 240 pagine

Note sull'autore

Un'intervista a MARIO NEJROTTI, autore di "Fino all'ultima bugia", nella quale parla del suo libro, ma anche del suo rapporto con Edizioni Esordienti E-book.
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13,00 €

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RECENSIONE

Italia, Torino. Una banda di delinquenti, gestita da un potente e misterioso personaggio, sta preparando, in collaborazione con importanti famiglie calabresi, un sostanzioso traffico di cocaina. Ma anche quando un’operazione sembra semplice non bisogna mai sottovalutarne i rischi, soprattutto quando le distrazioni aumentano.

Croazia, isola di Lissa. Dal traghetto in arrivo dall’Italia sbarcano Matteo, un giovane dottore torinese, e Chiara, una studentessa anch’essa di Torino. Come i loro sguardi si incrociano, è subito amore, ma un oscuro passato rincorre la ragazza. Chiara sta scappando. Da chi? E soprattutto, perché?

Una giovane universitaria, un affascinante medico alla ricerca della vocazione perduta, carichi di cocaina provenienti dal Sud America, un’organizzazione di malviventi torinesi, un giovane poliziotto infiltrato, un generale ufficialmente in pensione e ufficiosamente molto attivo come agente speciale per i servizi segreti italiani e una combriccola di ex militari croati sempre pronti a battersi per una buona causa: questi sono i variegati ingredienti che compongono l’intreccio dell’avvincente romanzo di Mario Nejrotti.

Il risultato è un mix perfetto tra storia d’amore, spy-story, romanzo d’avventura e poliziesco.

Non è una semplice storia di droga e non è una storia d’amore fine a se stessa: tra bugie, rocambolesche avventure e incredibili colpi di scena, la tensione cresce sempre più e con essa la curiosità. Questo è uno di quei libri che si leggono tutti d’un soffio, un romanzo coinvolgente che terrà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

 Chiara Bertino

INCIPIT

Non l’avrebbe mai più presa, adesso lo sapeva. Ne era sicura.

Gli occhi vagavano sul mare di un azzurro difficile da definire. Troppe volte, troppi scrittori e poeti avevano provato a descriverlo, ma non era un colore, era una sensazione dell’anima, era un sospiro del cuore, che ti entra dentro, che ti pervade tutta e ti fa galleggiare in un universo di pace e di gioia, che pare di ricordare come ti sentivi nella pancia della mamma.

Una sensazione forte che un po’ assomiglia a quella della “roba”, ma non fa male, ti mette in armonia, non ti esclude, non ti lacera.

Non c’è un prezzo da pagare, il mare è tuo, è lì e ti aspetta.

Non l’avrebbe più presa, perché forse non ce n’era più bisogno.

Forse aveva finito di scappare, anche se lui la inseguiva ancora per riprenderla, perché non ammetteva di essere lasciato, non poteva capire come qualcuno potesse desiderare un mondo senza di lui.

Oh, Dante sapeva essere convincente, aveva un tono della voce che incantava: lento, basso, sensuale, pieno di promesse e tu, piano piano ti abbandonavi a quel suono e la tua volontà spariva.

Lui rideva, era divertente, ma se guardavi bene proprio mentre rideva, in fondo agli occhi c’era come un lampo, una luce di animale selvaggio: crudele, freddo e nello stesso tempo sempre terrorizzato di non riuscire a catturare la preda, di non vincere.

Lui era il capo e chi non lo riconosceva o lo tradiva… non voleva ricordare.

Un brivido sottile, nonostante il caldo, le corse lungo la schiena.

Non l’avrebbe più presa, non lo avrebbe più rivisto; e basta.

Era arrivata due giorni prima con il traghetto dell’una e mezza da Spalato e subito le era sembrato di essere a casa. L’isola le si apriva davanti con un largo golfo delimitato a est da una penisola, su cui si appoggiava placidamente una chiesetta, e da un promontorio massiccio a ovest, che un po’ metteva soggezione, ma era protettivo, come uno zio, che sai che è buono, ma sorride poco e quando ti prende in braccio punge con i baffi.

Mamma e papà le avevano detto: “Va’ via, prendi i tuoi libri di università e va’ via. Non lo devi più vedere, lui è marcio e corrompe tutti quelli che tocca, va’ via.”

Erano anni che non le parlavano così, ma lei non si era ribellata: aveva sentito l’amore, la disperazione.

“Scappa, piccolina, scappa che arriva il lupo, già si sente ululare, scappa che restiamo qui noi a confonderlo, a cancellare le tracce…”

E lei era scappata, con i libri dell’università, il materiale della sua tesi, una cartina e una guida turistica.

Aveva i soldi che papà e mamma le avevano dato e la prenotazione per quel piccolo appartamento con una camera da letto, una cucina, il bagno e il balcone proprio sull’acqua, con quelle colonnine, che le erano così piaciute nella fotografia su Internet e che facevano tanto Venezia.

Era fuori stagione: lì a metà maggio è ancora presto.

Era lontano, molto lontano, tanti non sapevano neanche che esistesse quell’isola: era nascosta, era salva.

La nave aveva attraccato con calma e lei era scesa con il suo zaino e la borsa a tracolla e i suoi venticinque anni, gli ultimi due da dimenticare, in mezzo a poca gente dall’aria locale e forse qualche raro turista in cerca di pace, come lei, due camion, un camioncino per i surgelati, due moto e qualche bicicletta. C’era anche una bella schiena di maschio e una criniera nera un po’ arruffata: “Perché non si gira?”

Ma fu un momento e già qualcuno la chiamava.

“Dober dan, signorina Montorsi da Italia, we go in your apartament, in casa”.

Il rumore di un trolley trascinato sull’asfalto del porto si stava già allontanando.

Chiara era sempre stata magra, alta quanto basta, con le braccia un po’ lunghe e le spalle minute, ma era ben fatta, con i lineamenti fini ed eleganti. Le labbra carnose che risaltavano sul viso pallido, insieme a due occhi verdi, che non perdevano mai la meraviglia e si circondavano di rughette, tutte le volte che rideva.

Camminava dondolando il passo e la mamma le diceva sempre “Sta’ dritta, se no vieni su tutta storta.” E glielo diceva anche adesso che lei su ci era già venuta.

Non studiava più da oltre un anno, ma di esami ne aveva proprio pochi ancora da dare.

Alla Facoltà di Sociologia di Torino i professori dicevano che era davvero brava, tanto che il Professor Caroli le aveva già assegnato la Tesi e il titolo provvisorio: “Le droghe nel mercato italiano. Strategie di importazione. Contrasto e prevenzione nelle Istituzioni.”

Le piaceva quell’argomento, ci si era buttata a capofitto ed era riuscita a trovare appoggi sia alla polizia che dai carabinieri; piano piano ne era venuta a sapere di cose, di strategie, anche un po’ riservate. Ma come dire di no a quegli occhi?

Il professore si era tanto stupito e dispiaciuto per lei, e sembrava proprio sincero, quando poco per volta gli portava il materiale, sempre meno e meno organizzato, con scuse che diventavano sempre più incredibili, più grottesche e le si leggeva nelle occhiaie e nella magrezza quale era il vero motivo.

Caroli le aveva anche parlato, ma lei si era ribellata.

“La predica vada a farla a sua figlia, che la incontravo sempre in discoteca.”

Ma lui non si era offeso, l’aveva guardata con tanta tristezza, sotto i suoi occhialini, passandosi una mano sui baffi brizzolati. Poi aveva accennato una carezza, come dire “Lo so” e lei era scappata via, piangendo di vergogna, di rabbia e di impotenza.

Come era orgogliosa, sicura di farcela prima, poi era arrivato Dante… un altro brivido sottile e un senso di vuoto, vigliacco e subdolo.

Non l’avrebbe più presa, mai più.

La casa era bellissima, al secondo piano tutta pietra chiara, il tetto di pesanti lastre scure. Finestre incorniciate di bianco, grosse travi al soffitto.

La camera da letto e il bagno affacciavano su un vicoletto ombroso e tranquillo, ma la cucina era inondata di luce da un grande balcone, ingentilito da una pergola di vite, con tanto di piccoli grappoli, che dava proprio sul mare che si infrangeva placido subito sotto il muro di casa, vicino alla barca ormeggiata.

Saldamente piantato tra le pietre della riva, poco discosto, un grande fico cresceva tra gli scogli che facevano da cortile al piano di sotto.

Chiara guardava il mare.

Intorno le cicale, ancora un po’ timide, lo sciabordare delle onde, le chiacchiere dei gabbiani, profumo: rosmarino, mirto ed elicriso.

I libri erano in casa appoggiati su un tavolino, ma già in ordine, divisi per materia: domani avrebbe ricominciato a studiare.

Oggi avrebbe letto, davanti al mare, l’ultimo di Camilleri, che si era portata da casa.

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Fino all'ultima bugia

Fino all'ultima bugia

Autore: Mario Nejrotti

Formato: libro cartaceo - 240 pagine

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Un'intervista a MARIO NEJROTTI, autore di "Fino all'ultima bugia", nella quale parla del suo libro, ma anche del suo rapporto con Edizioni Esordienti E-book.
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