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Il mistero di Monte Navale Visualizza ingrandito

Il mistero di Monte Navale

ISBN 978-88-6690-274-4

Nuovo prodotto

Autore: Claudio Danzero

Formato: libro cartaceo - 286 pagine IL LIBRO CARTACEO È TEMPORANEAMENTE ESAURITO

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15,00 €

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RECENSIONE

Il Mistero di Monte Navale ha l’ambizione di raffigurare un acquerello della vita torinese degli anni Sessanta. La definizione di acquerello è legata alla rappresentazione tenue delle dinamiche sociali di quegli anni: la bassa densità di veicoli, i viaggi in treno e in tram, le abitazioni povere, le economie domestiche, le prime disponibilità economiche.
Innanzi tutto il mondo della scuola presa d’assalto anche dai figli del proletariato dopo un buio ventennio di restrizioni. In seconda battuta il mondo del lavoro che, in pieno Boom economico, assorbiva grandi quantità di mano d’opera in prevalenza qualificata.
In seguito a ciò, gli anni Sessanta assisteranno anche al fenomeno dell’immigrazione e dell’inurbamento. Per questo il racconto tocca anche la provincia dove si svolge buona parte della vicenda.
Anche in provincia infatti si contano importanti realtà industriali, prima fra tutte la Olivetti di Ivrea all’avanguardia quasi utopistica per la qualità del rapporto di lavoro.
Il mistero di Monte Navale è però sostanzialmente un romanzo poliziesco che assisterà ai successi di una giovane giornalista-avvocato nel confrontarsi anche sentimentalmente con un brillante commissario di Polizia nella soluzione, apparentemente scontata, di un efferato delitto.

 

INCIPIT

Pont Canavese, all’imbocco di una piccola valle alpina.

6 Giugno 1962, mercoledì. 

La fiammante Giulietta sprint color rosso fuoco percorse a forte velocità la strada di accesso al paese. Giunta nella grande piazza, la attraversò girando intorno alla fontana di mosaico azzurro, incurante del nugolo di bambini intenti a giocare al pallone; a quel punto dovette forzatamente rallentare per infilare una strettoia che zigzagava tra le costruzioni. Si fermò infine con stridio di freni nella minuscola piazzetta che costituiva il sagrato dell’antica chiesa francescana.

Il piccolo piazzale interrompeva i vecchi portici sotto i quali i bottegai esponevano la loro merce. L’esiguo spazio all’intorno dava l’idea di trovarsi proprio nel baricentro del commercio del piccolo ma industrioso borgo. La sua industria era nata 150 anni prima, quando la Manifattura cotoniera aveva dato gradualmente lavoro a duemila dipendenti, quasi totalmente di sesso femminile.

Vi si potevano intravedere un bel negozio di scarpe, una gelateria, un caffè, una bottega di formaggi, un negozio di parrucchiera e, proprio di fronte alla chiesa, una vendita di vini da esportazione. Quest’ultima attività era ospitata sotto il minuscolo portico di una costruzione più pretenziosa rispetto a quelle che la circondavano.

Era una casa settecentesca ricondizionata a inizio secolo. Aveva tre piani fuori terra caratterizzati da un grande balcone centrale di pietra lavorata, contornato da altri cinque più minuscoli sorretti da modiglioni a foggia di conchiglia. La fascia sottostante il cornicione era dipinta in azzurro decorato con fregi multicolori in corrispondenza del sottotetto. A richiamare l’attenzione erano ancor di più i davanzali e i contorni delle aperture evidenziati in cemento scuro, arricchiti con insolite mattonelle quadrate, vetrificate con colori brillanti. Il tutto le conferiva uno stile prettamente Liberty. La costruzione, un tempo pretenziosa, doveva aver ospitato uffici amministrativi e finanziari ma dava l’idea di essere decaduta nell’ultimo mezzo secolo e destinata a residenza di minor prestigio.

Mentre il motore rimasto in moto spandeva il classico rombo brontolante Alfa Romeo, la portiera destra della macchina si aprì. Dal sedile posto a livello del pianale uscì una giovane signora sulla trentina piuttosto elegante. Appena a terra ribaltò lo schienale, dando così modo all’adolescente ospitata nello strapuntino posteriore di scendere dall’auto, non senza fatica nonostante la giovane età e la silhouette invidiabile.

Era una biondina, molto graziosa senza essere troppo appariscente, che indossava una gonna a ruota con la camicetta bianca a pois e la cintura vivacemente colorata stretta in vita. I capelli erano pettinati con la coda di cavallo che metteva in piena evidenza la frangetta liscia di media lunghezza. Ai piedi le ballerine in tinta con la cintura sottolineavano la sua giovane età.

Dava l’impressione di trovarsi a disagio, imbarazzata e impaziente di lasciare i compagni di viaggio improvvisati, per raggiungere quella che doveva evidentemente essere la sua rassicurante abitazione.

La donna invece, decisamente bella ed evidentemente attraente, aveva i capelli castani acconciati con la riga di lato che cadevano sulle spalle con vistosi boccoli. Il vestito stampato color crema evidenziava il punto vita ed era allacciato dietro al collo con un’ampia scollatura sulle spalle. Portava scarpe decolleté dal tacco basso. Sugli occhi, grandi occhiali color seppia.

Attese che la fanciulla svoltasse intorno alla chiesa per raggiungere la porta di casa scomparendo alla loro vista.

La ragazza abitava in una costruzione fatiscente denominata convento, che ospitava alcune abitazioni proletarie. Si trattava appunto delle mura del seicentesco convento francescano retrostante la sacrestia, riadattate a civili abitazioni.

In quel frattempo lo chauffeur comandò dal cruscotto l’estrazione di una lunga antenna motorizzata posta sul parafango posteriore, mentre alcuni ragazzini osservavano la scena con curiosità mista a invidia. Poco dopo una musica a forte volume, distorta a causa della cattiva ricezione della zona, invadeva l’abitacolo diffondendosi nell’aria.

La donna risalì lanciando un saluto frettoloso in direzione dell’amica e l’auto ripartì sgommando per tornare sui suoi passi

 

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Il mistero di Monte Navale

Il mistero di Monte Navale

Autore: Claudio Danzero

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