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Il fiume risale il monte Visualizza ingrandito

Il fiume risale il monte

ISBN 978-88-6690-313-0

Nuovo prodotto

Autore: Iano Lanz

Formato: Epub, Kindle

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PRESENTAZIONE

Nell’ambito di una processione secolare, due personaggi osservano l’enorme folla che risale come un fiume il monte diretta al santuario della Madonna del Monte che dall’altura domina l’antichissima città.
Sono un antropologo, che mescola rigore scientifico ad avvenimenti di cronaca particolarmente stimolanti legati direttamente e indirettamente all’evento religioso, e un centenario del luogo, dalla mente ancora lucida e acuta.
Stimolato dalla visione diretta delle persone che sfilano in processione, il centenario, tra le mille storie straordinarie maturate nel corso della sua vita secolare, confida all’antropologo le vicende singolari di alcuni personaggi : è il racconto vivido e partecipato, ma non privo di un certo distacco ironico, che segue un ritmo ora veloce e diretto, ora più lento e ondivago, con una prosa fluida come un fiume, e che ricrea il microcosmo dell’antica città unita dalla stessa devozione e dal rispetto della tradizione antica.

 

INCIPIT

È un sollievo essere protetta nel momento in cui il buio cala e ti accerchia minaccioso e molesto come il fumo denso di stoppie bagnate, sei terrorizzata dai latrati lontani di una muta di cani e il freddo irrigidisce il tuo passo, è bastato che Lei apparisse, ti avvolgesse nel Suo manto e subito il corpo intirizzito ha riacquistato calore, la paura è svanita quando Lei ti ha trasmesso senza parlare frasi rassicuranti: non temere Oliva, i tuoi genitori ti stanno cercando insieme ai pastori e ai contadini dei dintorni, ma da tutt’altra parte della montagna, hanno anche chiesto aiuto in paese, il buio è rischiarato dalle torce, le ricerche andranno avanti fino a notte inoltrata, poi cesseranno, sono già tutti stanchi per la giornata di duro lavoro e la disperazione ha stretto il pugno sul cuore di tua madre.

Hai fame? Ha avvicinato la Sua mano alla tua bocca, ti ha offerto un dito e come dalla tetta materna hai succhiato nutrienti celesti che hanno arricchito il sangue e placato lo stomaco, il sonno è sopraggiunto all’ultima ciucciata, sazia come non mai hai adagiato il corpo sul terreno morbido di erbe e profumato di mentuccia, ti sei avviluppata ancora di più nel manto radioso e ti sei svegliata solo la mattina dopo, il sole era appena sorto, ti sei guardata attorno alla ricerca della Signora, sei assolutamente certa che non sia stato un sogno.

Poi finalmente qualcuno ti ha scorto, ha urlato, sono accorsi i contadini e i pastori che avevano partecipato alla battuta del giorno prima, sbalorditi che una bimba di quattro anni fosse sopravvissuta al buio, al freddo, alla fame per una notte intera e apparisse fresca come una rosa spruzzata di rugiada, intorno le ginestre dorate rifulgevano al sole in un tripudio celebrativo, il gruppo si è stretto attorno a te, qualcuno ti ha sfiorato più che accarezzato quasi avesse timore dell’ignoto che aveva scortato il tuo soggiorno notturno sul crinale della montagna nel punto più esposto e pericoloso, ed eri sopravvissuta, fino a che una donna più coraggiosa ha avuto l’ardire di gridare al miracolo quando tu semplicemente hai rivelato: mi ha soccorso una Signora che ho incontrato proprio quando il buio avvolgeva la montagna, ero terrorizzata e avevo tanto freddo, Lei mi ha protetta e sfamata, mi sono avvolta nel suo manto per trascorrere la notte senza paura.

Il gruppo di pastori e contadini avevano sollevato la bimba in alto sulle loro teste e erano scesi in paese di corsa franando sulle balze brulle e pietrose del monte, nella piazza grande già era radunata una gran folla, in questi casi la voce corre più veloce del vento, forse portata dai falchi e dalle cornacchie che di solito non si sopportano, alla vista della bimba era circolato un brivido di delirio tra le donne che ora in coro gridavano al miracolo, rimbalzarono voci che sollecitavano a tornare sul posto, lì sul monte, un miracolo lascia sicuramente qualche traccia: un filo del manto celeste, un’impronta delle calzature divine, un alone profumato alle essenze paradisiache: sul monte, sul monte!

La folla era ingrossata, un torrente che si gonfia come durante i temporali di quel periodo era divenuto un fiume che passo dopo passo aveva di nuovo risalito il monte per l’affermazione certa del miracolo, la bimba sempre tenuta alta sulla marea delle teste oranti come prova inconfutabile, la madre di Oliva già lo aveva ravvisato negli occhi della figlia che non aveva mai visto così sereni e nel suo sorriso statico che palesava una beatitudine dilagante.

L’impeto della marea fu tale e persistente che anche le autorità religiose, dopo un frettoloso controllo sul campo, si arresero all’evidenza e all’interpellanza popolare, fino a decidere che se la generosità divina aveva fatto il primo passo era loro dovere proporre il successivo e una cappella votiva era sorta sul luogo approssimativo dell’evento miracoloso.

2.

È così che deve essere andata, dice il centenario, almeno così narrano le cronache del tempo, e dopo oltre cinque secoli il fiume risale ancora il monte nella seconda domenica di maggio per raggiungere la cappella ormai lievitata in santuario, per riaffermare come miracoloso un fatto di cronaca ordinaria, un bambino che si smarrisse non era raro per quei tempi, le famiglie erano numerose e spesso i figli seguivano i genitori nel lavoro dei campi, i più grandicelli davano anche loro una mano, i più piccoli giocavano, bastava uno zeppo per allestire una capanna, i più vivaci inseguivano una lucertola, qualcuno forse si allontanava per scoprire la provenienza di un richiamo inconsueto, il paesaggio si dipanava montuoso, rada la pianura che invece si sviluppava lontano ai piedi della città, ma era paludosa e malsana, invasa dal mare, qualche bambino si allontanava e spariva magari proprio al tramonto quando la stanchezza e il languore di stomaco avevano il sopravvento, la madre non ha gli occhi anche alla nuca, curva com’è verso il terreno a tagliare con un colpo secco del coltello spuntato le radici della cicoria e del tarassaco.

Poi una bambina di nome Oliva come in sogno vive e racconta un’avventura straordinaria, la povera gente non crede alle proprie orecchie, una di loro, una bimba del popolo, la figlia di pastori ha avuto un contatto celeste, un privilegio che onora e riscatta il loro ceto, la marea monta irresistibile, le voci trasmettono particolari incontrovertibili, lassù il monte non è mai stato così vicino al cielo, un pastore spergiura che su in cima, sul luogo del ritrovamento della piccola, ha assistito al passaggio radente di uno stormo di angeli, le mura pelasgiche della città fanno fatica a contenere lo scalpiccio del passaparola, nasce e si sviluppa un terreno fecondo, è da questo magma secolare che partono le rivoluzioni ed è così che in tono minore decollano i miracoli.

Recensioni degli utenti (solo registrati)

Valutazione 
04/06/2016

Recensione di Teresa Vittori

Un libro originale e stimolante, fuori dai rigidi schemi grammaticali e sintattici e che, forse proprio per questo, calamita l'attenzione e coinvolge durante la lettura. L'impostazione stessa suscita in chi legge la curiosità impellente di andare avanti senza sosta, pronto a scoprire le novità e le stranezze della narrazione.
Per questo il libro per essere gustato ha bisogno di una seconda o terza rilettura.
La figura dell'anziano, sotto il cui anagramma si nasconde l'autore, risulta credibile nella sua paziente disponibilità a raccontare storie, che riesumano piacevolmente modi di vivere ed abitudini del passato, prendendo a pretesto la tradizionale processione votiva che ogni anno si ripete in paese nella seconda domenica di maggio.
Il "terzo occhio" del narratore, quello interiore, "intercetta e valuta i fatti della comunità", è come un "archivio segreto" che custodisce storie di vita normali, tormentate, argute, bizzarre, talvolta tendenti al licenzioso; "...la testa del centenario è un computer a prova di hacker", così la definisce l'autore.
Tali storie traggono spunto dall'osservare alcune persone che sfilano in processione e rivelano con garbo e ironia i vizi e le virtù dell'essere umano.
Ci si ritrova, in questo o in quell'episodio, quasi a fare un esame di coscienza che obbliga ad indagare in noi stessi e a riscoprire che "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Nei racconti si coglie grande perizia nel descrivere con precisione certosina i luoghi e le vicende ad essi correlate, ma senza incorrere nella pedanteria.

I numerosi riferimenti alla cultura, all'arte, alla storia, alla botanica, alla medicina, all'attività sportiva e ad altri ambiti, sono distribuiti in tutta la narrazione con consapevole equilibrio che lascia il lettore gratificato ed arricchito da tanto erudimento.
Le accurate descrizioni dei luoghi e del paesaggio, le similitudini delicate e spontanee, alleggeriscono i racconti e danno spessore all'opera collocandola ad un livello elevato più di quanto si possa immaginare ad una prima lettura.
La bambina Oliva, dopo una notte al buio e al freddo, appare "fresca come una rosa spruzzata di rugiada".
E il vento grecale "incontenibile come il galoppo di cavalli imbizzarriti e tagliente come la lama di una scimitarra" rende con efficacia la forza, a volte spaventosa, della natura.
L'altra similitudine "...davanti a noi si stagliava il profilo superbo del promontorio del Circeo simile alla prora di una nave che si accingesse a prendere il largo sul mare in bonaccia" trasforma questa specie di mostro in un gigante buono.
Da parte dell'autore c'è empatia con lo stato d'animo di un personaggio femminile schiacciato da un evento pressoché catastrofico "...si abbandonò alla disperazione, acquisì lo stato ...di una nuvola colma di tristezza che pioveva permanentemente lacrime amare......".
Si colgono pennellate di poesia a proposito dei giovani danesi in una mattinata di sole: "...capelli biondi e lisci rubavano sprazzi di brillantezza alla luce e leggerezza alle ragnatele". Essi durante un sorvolo in elicottero ammirano stupefatti "la città dispiegata sulla collina, le case strette tra loro in un abbraccio millenario, appena più su, arroccato sulle propaggini del monte ... il Santuario della Madonna del Monte".
Non mancano situazioni comiche o allegre come il Festival del vino, winobrania, in Polonia; si spazia dall'illustrazione della tecnica del Thai Chi agli aforismi di B. Pascal " la natura dell'uomo consiste nel movimento, la quiete assoluta
equivale a morte" e alle massime di A. Schopenhauer su come ottenere " un alto grado di perfetta salute... almeno due ore al giomo di movimento lesto all'aria aperta".
I riferimenti storici alla Primavera di Praga, a Solidarnosc ed al leader Lech Walesa, le conoscenze di informatica e di robotica arricchite dalla fantasia dell'autore, sono la testimonianza che il libro ha radici profonde nella cultura, nella professione e nei numerosi viaggi, pure intercontinentali, che hanno costellato la vita dello scrittore.
L'opera si può leggere come un romanzo, come un trattato, come un saggio, come una miscellanea, e tutte queste sfaccettature la rendono unica e irripetibile.


Cori, 30 maggio 2016
Teresa Vittori


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Autore: Iano Lanz

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