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Una seconda occasione

ISBN 978-88-6690-056-6

Nuovo prodotto

Autore: Sabrina Grementieri

Formato: Epub, Kindle

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2,99 €

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RECENSIONE

A volte, la vita offre una seconda occasione per amare, per essere felici: basta crederci e non avere paura, anche se non mancano mai gli ostacoli.

Greta, una giovane donna ventottenne, esce da un’esperienza dolorosa che continua a portarsi nel cuore, tuttavia non si lascia abbattere: lavora per non rinunciare alla casa dei suoi sogni, fa progetti professionali, per mettere a frutto la sua laurea in psicologia e, al contempo, la sua passione per i cavalli, ed aspetta la sua seconda occasione.

Anche Ian, un noto attore, ormai over 50, cerca una nuova possibilità, dopo la morte della moglie e una vita con pochi punti di riferimento, ma soprattutto vuole ricostruire il rapporto con Kevin, il figlio adolescente.

I rapporti umani, però, non sono mai facili, e la vita à piena di insidie.

Con stile leggero e piacevole, questo romanzo, ambientato in Maremma, affronta temi di grande rilievo, come il rapporto genitori-figli e tra persone di età diversa, il confronto tra diversi stili e visioni della vita e, in definitiva, il significato della parola “amore” nel senso più ampio e completo del termine.

INCIPIT

La nebbia era soffice e densa, e l’avvolgeva in un abbraccio vellutato. Che strana sensazione: era piacevole lasciarsi cullare, ma c’era qualcosa che non tornava. La nebbia sembrava asciutta. All’improvviso quella che prima era una carezza candida divenne una morsa: sentiva male dappertutto, e più il dolore aumentava più la nebbia si diradava. Cosa stava succedendo? Il sogno stava per trasformarsi in un incubo. Eppure il dolore era sempre più reale, così come il pulsare martellante nella testa.

Greta si stava spaventando.

“Ehi, va tutto bene” sussurrò una voce alla sua sinistra. Lo sconosciuto posò una mano sulla sua, stretta a pugno.

Ora la nebbia si era dissolta, e la realtà era una stanza d’ospedale, con le pareti azzurrine e l’odore tipico e fastidioso di disinfettanti e malattie.

“Puoi sentirmi?” la voce dell’uomo seduto accanto al letto era carica d’ansia.

Lei girò il capo verso quel suono e, nonostante il mal di testa, non riuscì a non pensare che quelli fossero gli occhi più azzurri che avesse mai visto.

“Cosa è successo?” domandò con un filo di voce.

“Sei caduta da cavallo. Ricordi?”

La sua espressione confusa e smarrita diceva il contrario.

“Io sono Ian” continuò. “Siamo in ospedale. Ricordi il tuo nome?”

“Greta...” mormorò lei.

Un sorriso comparve sul volto dell’uomo.

“Bene!” esclamò. “I dottori dicono che devi riposare e che ti riprenderai presto.”

Greta non era così ottimista. Aveva pronunciato il suo nome istintivamente, ma non ricordava altro. Come era caduta da cavallo? E perché stava cavalcando?

Tentò di mettersi seduta, ma lo sforzo la fece ricadere esausta sui cuscini.

“Forse non dovresti muoverti. Vuoi che chiami un dottore?” continuò l’uomo.

“Non riesco a ricordare…” borbottò Greta.

“Mi sento un po’ responsabile” provò ad aiutarla lui “Io e mio figlio stavamo cercando di cacciare un cane randagio dal giardino, e all’improvviso sei comparsa tu sul cavallo ed il cane è finito tra le sue zampe...”

“Sally…”

“Chi è Sally?”

Frammenti di ricordi stavano prendendo forma. Sally era la sua cavalla preferita, nonché la più ombrosa della scuderia a causa di un incidente subìto in passato. Cavalcavano insieme quasi tutti i giorni, e spesso si spingevano attraverso la vasta pineta fino al mare. Come quella mattina. Sally conosceva la strada, e Greta si era lasciata andare alle proprie fantasticherie: la comparsa del cane aveva colto entrambe di sorpresa.

Sally aveva scartato con violenza quando l’animale le era corso tra le zampe, e l’aveva disarcionata.

Da quel momento tutto era confuso.

“Vuoi avvisare qualcuno che sei qui?” le domandò ancora Ian. Parlava bene l’italiano, ma Greta intuì che fosse di nazionalità diversa. Le erre troppo arrotondate e le vocali aperte indicavano un’altra provenienza.

“Ci conosciamo?” chiese più bruscamente di quanto volesse. Lo sforzo per ricordare la stava innervosendo.

“No, è da poco che stiamo alla tenuta.”

“Devo avvisare Max…” sussurrò Greta. I ricordi arrivavano improvvisi, come squarci di luce nella sua mente offuscata.

“Chi è Max? Il tuo ragazzo? Vuoi che lo chiami?”

Greta non riuscì a reprimere un sorriso. Max il suo ragazzo? Questa era bella. Max era il suo capo al maneggio… ecco, lei lavorava in un maneggio. E avrebbe dovuto essere lì ora! Accidenti, questa proprio non ci voleva. Non poteva permettersi di assentarsi dal lavoro.

“Vorrei parlare con un dottore.”

“Certo” replicò lui sollecito, quasi sollevato di potersi allontanare.

Dopo pochi minuti arrivò un uomo con un impeccabile camice bianco, accompagnato da un’infermiera.

“Buongiorno!” esordì con un gran sorriso. “Sono il dottor Tomassi. Come si sente?”

“Come se fossi finita sotto un camion” rispose lei senza sorridere.

“Per fortuna non è così grave.” Il sorriso del medico usciva dritto da una rivista patinata. “Dalle lastre non si vede nulla di rotto, e quando è arrivata l’abbiamo sottoposta ad una Tac che risulta perfettamente a posto. Desideriamo tenerla ancora un po’ sotto osservazione per monitorare un piccolo ematoma proprio sopra la nuca, quindi può rilassarsi e riposare …”

“Devo andare al lavoro” tentò di protestare lei.

“Impossibile!” esclamò lui perentorio. “Fino a domani resterà qui in ospedale, e a casa dovrà rispettare un periodo di assoluto riposo.”

Greta gemette. E questa volta non per il dolore. Ora i ricordi erano tornati, e con loro anche i pensieri che la perseguitavano in continuazione giorno per giorno.

Non poteva assentarsi troppo dal lavoro. Aveva bisogno di soldi, e i suoi datori di lavoro (Max al maneggio e Leo al ristorante dove lavorava quattro sere a settimana) non sarebbero stati troppo contenti di una lunga assenza per malattia.

“Dov’è il mio cellulare? domandò.

“Qui nel cassetto ci sono i suoi effetti personali e i suoi documenti” rispose l’infermiera.

 “Bene, la lascio, deve riposare se vuole riprendersi alla svelta.”

Quando il dottore e l’infermiera furono usciti, subito la testa dello sconosciuto fece capolino dalla porta.

“Posso?”

“Sì” rispose lei osservandolo con curiosità. Doveva avere una cinquantina d’anni, era così alto che faceva fatica a passare dalla porta ed i suoi occhi erano davvero strepitosi.

Non l’aveva mai visto, e nemmeno le era giunta voce che vivesse con la famiglia nella tenuta detta l’Isola, davvero un posto isolato, immerso nelle pinete della Maremma toscana. Si diceva venisse affittato a Vip che volevano uscire di scena per un po’. Da tempo era disabitata, anche se un paio di giardinieri andavano regolarmente a mantenere il parco. Era davvero sorpresa che ora ci abitasse qualcuno.

“Mi dispiace di avere attraversato la tenuta, credevo fosse disabitata…”

“Non c’è problema. A noi dispiace che ti sia fatta male.”

Quello straniero aveva modi gentili e raffinati, e sembrava davvero dispiaciuto per l’accaduto.

“Ti prego, dammi del tu e chiamami Ian” continuò. “Siamo felici che non ti sia successo nulla di grave.”

“Grazie per avermi soccorsa” disse Greta, pensando a tutti gli inconvenienti che l’incidente le avrebbe causato.

“Di niente. Ma vedo che sei stanca, magari ti rivediamo quando starai bene” continuò l’uomo indietreggiando fino alla porta.

“Da dove venite?” domandò Greta prima che uscisse.

Lui si fermò, e Greta lo vide irrigidirsi. Forse si era spinta troppo oltre con la curiosità. Del resto alla tenuta fantasma non ci andava chi voleva nascondersi?

“Irlanda” rispose Ian, conciso, mentre richiudeva la porta dietro di sé.

 Greta fissò la porta chiusa. Che figuraccia da ficcanaso. Non che le importasse l’opinione che poteva avere di lei un perfetto sconosciuto, ma quel Ian era stato così premuroso! Non era più abituata a tante attenzioni, e quello straniero misterioso l’intrigava. Accese il cellulare.

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