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Il Sogno della Farfalla Visualizza ingrandito

Il Sogno della Farfalla

ISBN 978-88-6690-243-0

Nuovo prodotto

Autore: Claudio M.

Formato: Epub, Kindle

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2° CLASSIFICATO NEL CONCORSO EEE PER IL ROMANTICO CONTEMPORANEO

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DESCRIZIONE

Sardegna, fine settembre; tempo di vacanze solitarie per il protagonista, uno scrittore cinico e disilluso, che cerca l’ispirazione per un nuovo romanzo. Un giorno, dopo essersi appisolato su una spiaggetta isolata, vede una bella ragazza arrivare dal mare stremata, dopo una lunga nuotata. È l’inizio di una storia che dura pochi giorni, come la vita della farfalla di cui la ragazza porta il nome. Una farfalla che ha un segreto. E il protagonista troverà molto di più di una semplice storia da raccontare.

INCIPIT

Prologo

Quando la incontrò per la prima volta, lui non avrebbe mai potuto immaginare quello che sarebbe accaduto in seguito.

Era una bella mattina di fine settembre. Calda da morire. Il cielo terso, senza nuvole. Il mare verde-turchese, incastonato nella baia, scintillava sotto il sole come una pietra preziosa. I gabbiani volteggiavano, silenziosi, sostenuti da un’invisibile corrente ascensionale. Dalla strada, che costeggiava la ripida scogliera, s’in-nalzavano traslucide onde di calore. Alle sue spalle, un’interminabile serie di colline rocciose punteggiate da chiazze di lentisco, grovigli di rosmarino, filari di fichi d’India e muretti a secco. Tutto ricoperto di polvere simile a cenere. Nonostante il riverbero abbacinante, l’atmosfera era desolata. Forse a causa del silenzio, quasi totale. Unici suoni: il mormorio del vento tra le spine degli arbusti, lo sciabordio dell’acqua sugli scogli di granito e il rombo di un motore.

Pochi istanti più tardi, l’automobile che racchiudeva quel motore spuntò sulla sommità dell’impervia salita. Si trattava di una scricchiolante e curvilinea Cinquecento, che pareva appena uscita dai plumbei anni ’70. La carrozzeria, di un vivido giallo ocra, era ancora in ottime condizioni. Quello che c’era sotto il cofano no. Il vetro del parabrezza e la lucida cromatura del paraurti, colpiti dai raggi del sole ancora basso sull’orizzonte, esplosero in un milione di bagliori argentei. La vecchia marmitta crepitò, esalando oleosi sbuffi di fumo.

Con un ultimo singulto, il motore si spense.

L’auto, in folle, discese rapida lungo il fianco dell’altura.

La ghiaia dell’asfalto crocchiò sotto gli pneumatici.

La Cinquecento si arrestò in fondo alla conca, sul ciglio franoso della carreggiata, vicino a un solitario paracarro, ritto sull’attenti come la sentinella dimenticata di un’armata ormai scomparsa. Qualcuno si era divertito ad accecarlo. Briciole di catarifrangente, bianco e rosso, giacevano sulla terra bruciata.

Lo sportello dal lato del guidatore si aprì con un cigolio.

“Arrivato!” esclamò una voce maschile, chiara e profonda, risuonando nell’aria bollente. “E senza usare il navigatore!”

Dall’abitacolo sgusciò un uomo, alto e snello, con addosso soltanto un paio di calzoncini verdi. Nient’altro. A parte una luccicante pellicola di sudore sulla pelle glabra e bianchiccia. La brezza spettinò i suoi folti capelli castani, che sembravano tagliuzzati da Edward-Mani di Forbice. I suoi fianchi, un po’ flaccidi, pale-savano una limitata predisposizione all’attività sportiva. L’ispida barbetta nera di quattro o cinque giorni e le profonde occhiaie una certa tendenza a fare le ore piccole.

L’uomo, osservandolo da lontano, non era ancora arrivato al giro di boa della sua vita, ma poco ci mancava... Anche la sua esistenza stava per giungere a una svolta cruciale, senza che lui ne avesse il minimo presagio (o almeno così credeva), mentre il pietrisco arroventato gli scottava le piante dei piedi e i suoi occhi stanchi scrutavano pensosi il mare sfavillante...

(...)

No. Basta! Così non va bene. Ricominciamo.

(...)

Potrei anche continuare a raccontare tutto in terza persona, come per prenderne le distanze e, forse, poter dire che non c’è nulla di autobiografico, ma non ho intenzione di farlo...

...perché sarebbe una bugia.

E di bugie ne sentiamo già troppe, durante la nostra vita.

Ricordo che ieri mattina, nonostante l’ora e il vento, c’era un caldo infernale. Insopportabile. Il sudore mi colava come olio lungo il solco della spina dorsale. La luce mi infilzava le pupille. Grasse mosche ronzavano pigre in mezzo ai cespugli. L’aria odorava di sale grosso, alloro selvatico e fiori secchi. L’asfalto, bollente come un fornello elettrico, tremolava.

Non voglio dimenticare nulla. Nemmeno un dettaglio.

Devo registrare ogni cosa, adesso che tutto è ancora chiaro nella mia mente, prima che la memoria deformi o ne offuschi il ricordo. Per questo motivo utilizzerò il tempo presente, per raccontare quello è successo. È quello più appropriato...

Perché? Perché: ESISTE SOLO IL PRESENTE.

Recensioni degli utenti (solo registrati)

Valutazione 
24/10/2017

Un duro romanzo d'amore

Partire, lasciare tutto, cambiare ambiente, cibo, abitudini, affrontare un viaggio dà sempre l’impressione di voltare pagina, sfuggire alla propria vita, cominciare una diversa avventura o ritrovare qualcosa che si è perso.
È quanto succede a Claudio, il protagonista di questo romanzo, uno scrittore in crisi che dopo il folgorante successo della sua prima opera e il completo fallimento della seconda- dev’essere situazione non rara, considerati i misteriosi meccanismi che decretano il successo o fallimento di un libro, ma non se ne ispirano, in genere, che gli autori d’oltreoceano- si rifugia in Sardegna, evitando le coste a cinque stelle e pellegrinando invece tra dimenticate spiagge sassose, sinonimo dell’ispirazione, non sempre facile da seguire.
Su una di queste, una mattina, lo raggiunge una Musa. Come Venere emerge dalle acque e di Venere ha anche la bellezza, imprevedibile come una dea è però anche fragile, come qualsiasi umana.
Claudio se ne innamorerà prima di scoprire di doverla lasciare fatalmente andare. Di lei gli rimarrà soltanto la ritrovata ispirazione e la determinazione a non lasciarsi andare, a continuare a lottare. Sempre.

Valutazione 
16/10/2015

La fragilità prende il volo con ali di farfalla. Recensione di M

Inizio a parlarvi di questo libro riportando un breve passaggio scritto dall’autore.
“È triste quando le luci della ribalta si spengono, la platea si svuota e scende il sipario. Perdere qualcosa è molto peggio che non averla mai avuta… credetemi.”
Il Sogno della Farfalla è un romanzo d’amore, dalla trama originale, per nulla scontata direi. Claudio è uno scrittore in cerca di una storia che dia la svolta alla sua carriera leggermente appannata dalla povertà d’ispirazione. Durante la sua vacanza, molto poco spensierata e ricca di colpi di scena, il protagonista, porta con sé un vecchio registratore per cogliere ogni piccola sfumatura di un incontro femminile decisamente singolare. La sua auto è una Fiat Cinquecento, senza aria condizionata e con qualche anno di troppo, quelli che bastano per pregare di non restare a piedi da un momento all’altro. L’ambientazione per trovare spunti da favola non manca di certo, l’autore ce la descrive bene, come un angolo di Paradiso, dove a guardarsi attorno viene più di un dubbio di voler tornare indietro. Il tutto inizia in un ritaglio di costa sarda, dove sabbia finissima, profumi, acqua cristallina e caldo soffocante cullano l’incontro insolito con Vanessa. La ragazza porta il nome di una Farfalla e alcune strane alchimie fanno pensare che la Natura spesso, apre davvero le ali al desiderio di planare sui sentimenti. Questa storia viene raccontata con apparente leggerezza, con tanti passi avanti, ma anche una serie di passi indietro, dove si possono percepire la paura di lasciarsi andare, di vivere un sogno troppo bello per poi avere il timore di dover fare prima o poi i conti con la realtà. Questo manoscritto mi ha fatto venire qualche brivido di troppo, devo essere sincera. Le parole scritte hanno il potere incalcolabile, in casi come questo, di portare lontano, al largo, dove nessuno può misurare quanto ci sfiorano. Indovinare ciò che si porta dentro quando si legge è un mistero affascinante, un dolce segreto tra libro e lettore; altrettanto difficile sarebbe coglierlo a voce dal genere maschile, che normalmente si protegge dietro lo scudo del silenzio più profondo. Quanto poi un uomo soffra non ci è dato saperlo, ma in questo libro tutto quello che potreste anche solo lontanamente immaginare è diverso, qualcosa di magico gira le carte in tavola. Poter arrivare a sognare microscopiche farfalle non è difficile, è vero, ma scriverlo e raccontarlo così bene non appartiene a molti. Un sogno può schiudere un universo interiore come quello che ho avuto il piacer di scoprire in questo romanzo. Mi sono lasciata trascinare dalla trama, ho ceduto ai sentimenti, trasportata da un’insolita corrente, ma non solo, in questo libro, ho letto di un essere umano che è in grado di mettersi in ginocchio su granelli di sabbia rovente, poco sicuro di trattenere le lacrime e di non pentirsi per aver fatto un viaggio onirico liberatorio e dissacrante. Lucciole, conchiglie, scalpitio del fuoco, rosmarino selvatico, vista, udito e olfatto seducono il lettore, i tre sensi si plasmano durante la lettura di segreti scomodi, senza via d’uscita, che bruciano come i raggi del sole sardo e che non si vorrebbero mai sentire neppure sussurrati con un filo di voce. Davvero coinvolgente anche il finale, fino all’ultimo si ha il forte desiderio di capire quanto siamo disposti a scavare dentro noi stessi, per riuscire a fare i conti con il sentimento che non sempre salva tutti: l’amore.

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Il Sogno della Farfalla

Il Sogno della Farfalla

Autore: Claudio M.

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