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Costantino al Festival delle Nuvole Visualizza ingrandito

Costantino al Festival delle Nuvole

ISBN 978-88-6690-212-6

Nuovo prodotto

Autore: Cinzia Morea

Formato: libro cartaceo - 160 pagine

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14,00 €

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RECENSIONE

Costantino è un ragazzo come tanti altri , forse un tantino introverso, con una famiglia come tante altre: una sorella con cui non va troppo d’accordo, e genitori un po’ distratti ma amorevoli.

E poi ha uno zio. Un uomo dalle misteriose occupazioni, che non vede da tempo e che doveva ospitarlo, insieme alla sua famiglia, per le vacanze estive, ma che pochi giorni dopo il loro arrivo scompare.

Costantino scopre allora che suo zio esercita il mestiere inconsueto di cacciatore di meraviglie e che il momento della sua scomparsa è alquanto inopportuno, in quanto coincide con un periodo di lavoro intenso: lo zio doveva soddisfare importanti ordinazioni ed è necessario trovare al più presto un cane di una razza particolare, un Mastino Nuvolare per un’eccentrica cliente…

Da Ferrara a Biella e da qui a Vieste, Costantino parte alla scoperta di luoghi dalla magia insospettata, incontra persone speciali, scopre di essere capace di gestire la sua vita e di voler decidere che cosa fare “da grande”, senza che altri scelgano al posto suo.

INCIPIT

PROLOGO

A Costantino piaceva viaggiare in treno: in macchina stava immancabilmente male e le lunghe attese ovattate in aeroporto lo annoiavano, al contrario delle soste nelle stazioni, di cui lo affascinavano le folle colorate, i suoni e l’odore misto di catrame, fretta e plastica bruciata.

Da Milano a Bologna erano un po’ più di tre ore, e poi un’altra ora fino a Ferrara, e Costantino era deciso a godersene ogni attimo.

Lasciò chiuso, sul sedile di fianco a sé, il libro che aveva scelto per il viaggio: il paesaggio dietro al vetro gli raccontava già molte storie, vicende immaginarie in cui era talmente assorto da non sentire più né lo sferragliare del treno, né il brusio che usciva dall’auricolare della sorella Mirella, seduta di fronte a lui.

A Ferrara non era più stato da quando era molto piccolo: ricordava ampie vie luminose, che sembravano perdersi nella quiete e nel verde e una grande, spettacolare pasticceria che si affacciava su una piazza.

“Ferrara? Sai che noia?” aveva sbuffato Maurizio, il suo migliore amico quando aveva saputo la meta delle sue prossime vacanze. “Ti toccherà girare tutta l’estate per barbosissimi musei. Io invece andrò a Melbourne, vuoi mettere? E imparerò a fare surf, e visiterò l’Australia dove ci sono animali tra i più pericolosi del mondo.”

Costantino lo aveva lasciato dire.

Anche se era il suo miglior amico fin dalla prima elementare Maurizio alle volte era proprio snervante, eppure a Costantino sarebbe dispiaciuto, a settembre, non essere più in classe con lui.

Maurizio infatti sarebbe andato al liceo sportivo, scuola che Costantino non aveva avuto il permesso di frequentare:

“Non puoi scegliere di fare una cosa solo perché la fa il tuo migliore amico” aveva detto la mamma.

“Devi trovare la tua di strada” aveva aggiunto il papà “segui i tuoi interessi.”

“Ma a me lo sport interessa” aveva replicato Costantino.

“E da quando? Questa è la prima volta che te lo sento dire. Negli ultimi tre anni hai sempre fatto di tutto per saltare le lezioni di educazione fisica.”

Quest’ultima cosa era vera, ma solo perché non gli piaceva giocare a pallavolo, però, piccolo e leggero com’era, era il più bravo ad arrampicarsi sulla pertica e correva anche molto velocemente. Lo aveva detto ai suoi, ma il padre non aveva voluto sentir ragioni, e visto che lui non si decideva a scegliere un’altra scuola, aveva scelto al suo posto e lo aveva iscritto al liceo linguistico, proprio lui che non amava particolarmente viaggiare.

“Almeno non dovessi crescere…” si era ripetuto più volte negli ultimi mesi, l’ultima volta la sera precedente, mentre preparava la valigia per il viaggio: svuotando i cassetti, infatti, aveva trovato il costume dell’anno prima, che la mamma gli aveva preso di un paio di misure più grande “per andare sul sicuro”; gli stava ancora largo ed era senz’altro troppo lungo: le sue gambe gracili sbucavano dalla stoffa sgargiante come due stuzzicadenti da un canapè di olive. Era stato osservandosi allo specchio che, non per la prima volta, s’era chiesto perché la sua età dovesse aumentare quando il suo fisico non sembrava avere alcuna intenzione di tenerle dietro: tanto sarebbe valso a quel punto rimanere per sempre un tredicenne: un tredicenne mingherlino era pur sempre preferibile ad un quattordicenne tappo. E così almeno non avrebbe dovuto cambiare scuola.

In quelle ore di viaggio comunque quei pensieri cupi erano stati accuratamente riposti in qualche scomparto polveroso della sua mente: Costantino era fermamente deciso a godersi le vacanze, senza farsi scoraggiare dalle critiche di Maurizio o dalla prospettiva di cambiare scuola.

Soprattutto voleva scoprire se Ferrara era davvero la città di sole e di mistero dei suoi ricordi, ed era ansioso di incontrare lo zio Silvestro, che li avrebbe ospitati.

Anche lo zio Silvestro Costantino non lo aveva più visto da quando era piccolo. Ne conservava il vago ricordo di un tipo stravagante che la madre adorava oltremisura e il padre disprezzava un po’.

Col tempo quel ricordo s’era deformato, sotto la lente dei racconti di sua madre, che amava rievocarne le mirabolanti imprese infantili, assicurando che suo fratello fin da piccolo era stato un genio che avrebbe potuto cimentarsi in qualsiasi professione.

Cosa poi lo zio fosse effettivamente diventato crescendo non era affatto chiaro: la mamma ripeteva sempre a chiunque la volesse ascoltare che era un grande artista: incompreso, ma grande. Nell’opinione del padre, invece, era e sempre sarebbe stato un innocuo, strambo buono a nulla, mentre la zia Amalia, l’altra sorella della mamma, sosteneva che facesse il commerciante. Come Costantino avrebbe scoperto, potevano aver ragione tutti e tre, ma quando, quattro giorni dopo, lo incontrò, fu piuttosto propenso a dar ragione al padre: non sembrava che zio Silvestro facesse granché per vivere, ed era senz’altro un tipo strano. Strano come la sua casa: una palazzina signorile su un elegante viale che costeggiava lo stadio – la domenica, dal balcone, si poteva assistere alle partite della squadra locale –, piena di ombre e di echi, nonostante fosse arredata in modo sobrio e confortevole.

No, Costantino non era sicuro che la casa gli piacesse: sembrava ci fossero sempre più stanze di quelle che avrebbero dovuto esserci, e poi c’era la porta sul retro…

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Costantino al Festival delle Nuvole

Costantino al Festival delle Nuvole

Autore: Cinzia Morea

Formato: libro cartaceo - 160 pagine

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