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Profondo Sud

ISBN 978-88-6690-314-7

Nuovo prodotto

Autore: Francesca Mereu

Formato: Epub, Kindle

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3,99 €

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PRESENTAZIONE

Due opere teatrali ambientate nel profondo Sud americano che raccontano, attraverso testimonianze di personaggi veri, la schiavitù, la segregazione, e la dura lotta dei neri per la conquista dei diritti civili.
La Musica del Diavolo lo fa attraverso la storia del blues, la musica testimone di proteste e violenze razziali. Un ritmo nato nei campi di cotone che ha rivoluzionato il panorama musicale americano e non solo.
The Magic City è invece la storia di Birmingham, la città dell’Alabama che Martin Luther King ha chiamato «la più segregata d’America». Qui negli anni Sessanta sono iniziate le manifestazioni pacifiche dei neri che hanno costretto l’America ad approvare leggi che bandiscono ogni tipo di discriminazione.
Nelle sue opere, ispirate al teatro documentario, Francesca Mereu porta il lettore e lo spettatore a scoprire, attraverso le emozioni dei protagonisti, la bellezza e le infinite contraddizioni di questa parte d’America.

INCIPIT

Voce narrante:È agosto a Birmingham, in Alabama. Da giorni l’afa ha avvolto la città nel suo consueto lungo e denso abbraccio estivo. Una stretta che ha svegliato grilli e cicale e costretto i boschi attorno alla città a liberare essenze di pino e rosmarino.

È in sere come questa che il profondo Sud gronda di blues. Lo cantano le diritte strade del piatto Mississippi che attraversano immensi campi di cotone e di mais; e quelle rurali dell’Alabama testimoni di proteste e violenze razziali.

E i vecchi quartieri residenziali della città. Le case di legno dipinto con le ampie verande sul davanti, i ventilatori a pale sospesi al soffitto per regalare un po’ di brezza ai padroni seduti su larghe sedie a dondolo.

(Musica: R. L. Burnside, Goin’ down south)

Parte prima

Voce narrante: È impossibile vivere nel profondo Sud e non amare il blues, la musica testimone della storia crudele di questa parte del Paese. Musica e poesia, il blues, che esprimono sentimenti così forti che ascoltandolo si sente il sapore del fango del Delta del Mississippi, l’odore del sudore dei raccoglitori di cotone, e la fatica degli operai nei cantieri delle ferrovie.

(inizio musica blues di sottofondo)

Le origini del blues si perdono nella notte dei tempi.

Questa musica piantò il suo seme all’inizio dell’olocausto africano — o la più grande deportazione della storia — quando a partire dal 1500 donne e uomini liberi, dal colore di pelle nero, si ritrovarono sbattuti nelle zone costiere del loro paese con dei collari al collo e delle catene che li legavano uno all’altro. (fine musica di sottofondo) Attendevano l’arrivo di navi di tutte le bandiere — inglesi, francesi, spagnole, portoghesi e olandesi — che li avrebbero portati a morire lungo il tragitto o nelle piantagioni e nelle miniere del Nuovo Mondo: in Mississippi, Alabama, Georgia, Carolina del Sud, Texas…

In Africa avrebbero lasciato non solo tradizioni, lingua e religione, ma anche la libertà e la dignità di esseri umani.

(inizio musica di sottofondo)

Il viso dalla pelle d’ebano di Margareth si illumina quando si parla di blues, i ricami lasciati dal tempo scompaiono. Appare il sorriso della giovane di una volta. Un sorriso dai denti bianchissimi.

Ha più di settant’anni Margareth e tante storie da raccontare. Storie di schiavi e di blues, la musica che da quattro generazioni fa da colonna sonora alla sua famiglia.

(fine musica di sottofondo)

Margareth: Elizabeth, la mia bisnonna, nata schiava in Alabama, raccoglieva il cotone e componeva blues.

Nonna Elizabeth aveva nascosto in fondo all’anima il ritmo d’Africa che i genitori le avevano insegnato. E quello era l’unica cosa che il padrone bianco non era riuscito a portarle via. Era un ritmo che batteva forte e le ricordava che nonostante il lavoro, la violenza e le umiliazioni, lei era un essere umano. Quando la vita diventava insopportabile, poi, quel ritmo iniziava a scalciare dentro, come un bambino che batte in grembo e chiede di uscire. E nonna Elizabeth lasciava che venisse fuori.

Nasceva così una canzone blues.

Aveva cantato quella volta che a tredici anni il padrone la prese di spalle, la buttò in terra e le strappò i vestiti e da adulta quando lo stesso uomo decise di vendere nonno Martin, il padre dei suoi cinque figli.

Cantò fino a notte fonda quel giorno la nonna. Cantò un blues triste, dolce, ritmato. Gli schiavi l’applaudirono. Le dissero che era un blues potente. E come poteva essere altrimenti?

Il dolore del distacco da nonno Martin era tale che il blues doveva uscire forte, carico.

Nonna Elizabeth, d’altronde, non voleva ammalarsi nell’anima. Aveva visto cosa era successo a Robert che fissava sempre il vuoto. Non sorrideva e non piangeva. Era diventato così dopo che il padrone aveva scaricato tanta rabbia sulla sua schiena. Poi se n’era andato sudato, stanco, soddisfatto e aveva dimenticato Robert legato a un albero per un giorno intero, o forse più, in balia del sole e degli insetti dell’Alabama.

Lo schiavo però doveva imparare la lezione: mai più rovinare un sacco di cotone.

Nonna Elizabeth diceva che il blues era il dono che Dio aveva fatto al popolo nero per aiutarlo a superare la vita.

Quella vita. 

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Valutazione 
11/11/2016

“Profondo sud, teatro di note blu e desiderio di libertà”

Profondo Sud è un libro scritto sotto forma di Teatro documentario (Fuoridallequinte) che scandisce i ritmi di lettura attraverso battiti di palmi bianchissimi dai dorsi neri come caffè. Battiti silenziosi cadenzati da un dolore rumoroso e falcidiante, da anime tormentate che potrebbero ammalarsi da un momento all’altro. Battiti e canti tristi che segnano l’eterna lotta tra visi chiari e storie scure, come il buio e la pece. I protagonisti di queste due opere teatrali raccontano l’amara realtà, della schiavitù dentro i campi di cotone del Sud America, delle differenze dentro e fuori dai locali per bianchi, dei diritti violati e calpestati senza remora alcuna, dentro e fuori dalle le mura delle città. Bianchi e neri, padroni gli uni e schiavi gli altri. Emozioni soffocate e corpi prigionieri, schiene piegate sotto il sole cocente, uomini e donne neri, a cantare le note blu della speranza. Questa e anche molta altra sostanza, rappresentano l’abisso affascinante in cui vi immergererete leggendo le testimonianze in Profondo Sud.
In Profondo Sud, ho letto due rappresentazioni di incommensurabile sofferenza, contrapposta a una consapevolezza e a una rasseganzione che lasciano senza parole. La musica si fa portavoce della libertà, anzi la musica è l’unica voce a sentirsi liberare da una prigione che sembra divenuta eterna nei secoli. La libertà cerca una strada sua con la scrittura di testi toccanti e realistici; la muisca spinge per uscire dalle gabbie della mente, dalle labbra e dalle braccia stanche di soccombere, trasformandosi nell’arte vocale e strumentale per eccellenza, il Blues. La nota blu tipica del Jazz, detta anche bleu note, entra nel vivo delle coscienze in modo prepotente, perché a prendere parola in queste due Opere, sono le persone, quelle vere, quelle che hanno avuto paura di pronunciare anche solo una sillaba senza consenso, che hanno vissuto momenti di assenza totale di musica e di respiro. Sappiamo bene quanto possa risultare difficile, arrivare al lettore con argomenti importanti e significativi come la discriminazione razziale, eppure Francesca Mereu ci riesce, con delicatezza, cedendo passo e parola a chi è il vero protagonista, lo schiavo. L’autrice è stata in grado di creare più atmosfere palpabili ed estremamente vicine al cuore di tutti coloro che desiderano prestare orecchio alle sue parole scritte. Cala il sipario e si sente il profumo forte, acre, di terre quasi sommerse dalle abnegazioni. Le luci si abbassano e Francesca Mereu, dietro le quinte del suo libro dirige ogni passo, accompagnando con affetto chi l’ha coadiuvata nella creazione di un vero e proprio copione pronto a mettere le ali ed entrare in platea a raccogliere gli applausi che merita.

Anche se questa realtà del Sud America può sembrare lontana mille miglia da noi, non lo è. Profondo Sud è attualità, un’attualità che si insinua nel quotidiano senza necessariamente essere di fronte ai nostri occhi. Le scene e i luoghi vengono descritte magistralmente, al punto da immaginare luoghi e volti, tonalità e sfumature. Non avevo mai avuto occasione di cimentarmi in una lettura così particolare, che sfida l’immaginazione fino a risvegliarla dal torpore, devo dire di aver raccolto e accolto una serie di messaggi che scuotono e invitano a non dimenticare.
La liaison tra voce narrante e personaggi è perfetta, permette al lettore di assaporare ogni paragrafo e di prepararsi con l’immaginario ai passaggi più significativi e intensi e poi, c’è della Poesia in questo manoscritto, una Poesia densa di angoscia, di senso di ribellione, di volontà di fuggire lontano, laddove non vi siano spazi e luoghi differenziati a seconda del colore della pelle, divisi da linee di confine per nulla immaginarie, da corde tanto spesse da sembrare di non volersi spezzare mai, nemmeno con l’aiuto della lama più affiltata e del fuoco più acceso. Restano impressi nella mente, i versi dei testi Blues e il calore di quel sole che brucia più degli altri soli del Pianeta, nelle colture di mais. Resta la Storia, una storia che vorrebbe insegnare, attraverso la verità oggettiva costellata dagli errori umani, che vorrebbe mettere un punto e ricominciare da zero con l’uguaglianza e diritti umani.
Non ci resta che sperare in un mondo migliore, in cui queste assurde ingiustizie cesseranno di esistere.

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Profondo Sud

Profondo Sud

Autore: Francesca Mereu

Formato: Epub, Kindle

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